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Vol XXXVI · La bora

Vol XXXVI — Bora

Il volume dedicato al vento di Trieste: non la bora nel suo momento più violento, ma l’istante in cui si allontana e la città riprende fiato.

The Triestiner

Vol XXXVI · La bora
Vol XXXVI — Bora

Ci sono città che si raccontano attraverso i loro monumenti. Trieste, invece, si racconta attraverso il vento.

La bora non è soltanto un fenomeno atmosferico: è una presenza costante, una voce che attraversa le strade, si infila tra i palazzi e modella il carattere di chi vive qui. È qualcosa che si impara a conoscere fin da bambini, quando si cammina controvento stringendo il cappotto o si osservano gli alberi piegarsi verso il mare.

Per questo, quando abbiamo iniziato a immaginare il Volume XXXVI, ci è sembrato naturale partire proprio da lei. Non dalla bora nel suo momento più violento, ma nell’istante in cui si allontana. Quel momento sospeso in cui la città riprende fiato, gli ombrelli vengono richiusi e il cielo torna lentamente a distendersi sopra i tetti.

Come spesso accade nel nostro lavoro, abbiamo cercato di raccontare una sensazione prima ancora di un luogo. La luce di un tramonto di fine inverno che guarda alla primavera, le nuvole trascinate verso il mare, gli oggetti che il vento si è lasciato alle spalle. Piccoli indizi che ogni triestino riconosce senza bisogno di spiegazioni.

Tra questi dettagli compare anche Casa Basevi, una delle espressioni più eleganti del Liberty cittadino. Le sue linee sembrano dialogare con il movimento dell’aria, come se l’architettura stessa fosse stata progettata per convivere con il vento.

E poi c’è Borin. Un piccolo cane con un maglione verde che, trasportato da una raffica particolarmente decisa, si ritrova appollaiato su un cocal sopra la città. Non appare spaventato. Anzi, osserva la scena con una calma quasi disarmante. Forse perché a Trieste si impara presto che con la bora non si combatte: si convive.

Ogni città ha i propri simboli. Alcune hanno una piazza, altre una torre o un monumento. Trieste ha il vento. Invisibile, imprevedibile e impossibile da trattenere. Eppure presente ovunque.

Forse è proprio per questo che abbiamo scelto di dedicargli questo volume. Perché la bora non spinge via le persone. Le accompagna. Ricorda loro da dove vengono e, in qualche modo, continua a raccontare chi sono.